#nonarte

 

Né un artista né un cultore dell’arte. La sua idea di arte è radicale. Il classico modo di fare dell’artista medio gli provoca repulsione. Ciò che non sopporta più è che siano realizzati oggetti di valore per persone che non se lo meritano. Nota che la bellezza attrae persone orribili. I collezionisti sono per lui abili predatori che usano la bellezza per attrarre gli ingenui e trarne vantaggio. Capitalizzano, privatizzano e fortificano il loro bottino. Indirizzano i gusti e aggiustano le mode per ottenere risultati. Usano l’arte come le lanterne dei pescatori. Magnificano e manipolano con uno specifico obbiettivo.

Abbandona le arti classiche e decide di praticare l’arte effimera e selvaggia, un arte nuda, senza musei attorno, senza il giogo dell’abilità, senza gli orpelli della critica. La sua, lungi da essere una reazione caotica, si innesta organicamente in una continuità logica che vede nella dissoluzione dell’arte la propria identità. Il punto di arrivo ideale di ogni disciplina, in realtà. Il luogo dove viene disvelato e demistificato il rapporto tra il fare artistico e ogni singola sua parte. Abilità, notorietà, valore monetario, lusso, rapporto con la critica, monumentalità, provocazione e scandalo, personalizzazione, ideologia, strumentalizzazione del dolore, populismo e sensualità, sfoggio di cultura ed egotismo. Tutto un corollario di caratteristiche che appesantiscono una cosa del tutto naturale. La bellezza, dice, e la ricerca di perfezione sono artefici per nascondere il marcio che vi giace all’interno. Per lui, invece, la pratica dell’arte è una forma di meditazione, danza, rapporto con le cose. E’ il distillato di ciò che l’uomo e le cose che lo circondano creano nel frequentarsi. É amore per l’esistere e un sentimento come questo non può essere portato in mostra ma se mai va scoperto. Come una intuizione naturale o un gesto involontario. Nonostante tutte le pratiche didattiche attorno alla cultura dell’arte, che necessariamente hanno bisogno di qualcosa di misurabile, la scintilla di consapevolezza che una disciplina dovrebbe perseguire sta altrove.

Avventurarsi in un aspetto della vita come questo, afferma, non è una carriera, ne un passatempo. Somiglia più ad una scelta di campo. Un modello informale, una sfida a se stessi. Un cambio di paradigma continuo. Spiazzare il luogo comune non appena questo si afferma e così facendo smontare l’impalcatura calcarea che circonda la nettezza della vita.

Infine non un arte per tutti come massa ma un arte che si rivela al singolo. La diversità, l’unicità di ogni vita e l’unicità del rapporto tra emittente e ricevente. Non tutte le radio possono essere sintonizzate sulla stessa frequenza. Sta all’osservatore decidere se un immagine è un ascensione mistica o una rinuncia alla vita.

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