Le piene del Seveso sotto la lente europea

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Il caso Seveso

Sembra un caso marginale ma non lo è.

Nelle trattative per il Recovery Fund in sede europea molti avevano ben presente la storia di questa opera pubblica, mancata, ritardata in via solo ora di realizzazione. L’opera è già tutta finanziata, quindi non ha bisogno di fondi europei.

Ma è la sua storia che illustra quanto sia difficile fare opere pubbliche in Italia e stare dentro i termini per la loro realizzazione.

L’inquinamento

Il controllo del Seveso è un manuale di tutte le possibili difficoltà per un’opera necessaria, ma proprio perché in una zona densamente antropizzata, esposta a interessi forti e contrastanti.

Il disinquinamento non è stato completamente realizzato. Alcune imprese o abitati scaricano ancora le acque nere, oppure approfittano delle piene per scaricare. Le vasche di laminazione hanno suscitato feroci polemiche tra gli abitanti delle zone limitrofe. Un esempio è stata la grande vasca da costruirsi nel Parco Nord nel Comune di Milano. Gli abitanti del comune confinante di Bresso hanno cercato di fermare l’opera in ogni modo. Marco Granelli dei Lavori Pubblici di Milano ha commentato asciutto: “c’è stato qualche egoismo”.  Se gli interventi sulle aree golenali di Cantù, le vasche di Lentate, le opere a Paderno e Varedo, Parco Nord e Senago, non troveranno ulteriori ostacoli, il completamento avverrà a fine 2025. Se si calcolano gli anni necessari per la preparazione e approvazione dei progetti in tutte le loro articolazioni, oltre alle contestazioni di questi sia nelle sedi politiche che giudiziarie, un calcolo ottimistico non si va lontano da un arco di tempo di una quindicina di anni. Poi si aggiunge il fattore climatico che ha ingigantito i problemi.

Nell’ultima alluvione nel giro di 20 minuti sono caduti 70 millimetri di pioggia. L’idrometro di via Valfurva a Milano è passato da 40 centimetri a 2 metri e settanta. Questo è il quadro.

Il caso Seveso e il Recovery Fund

In sede europea molti hanno fatto qualche conto. Il grosso dei fondi del Recovery Fund verrà erogato all’Italia tra il 2022 e il 2023. Dal 2024 cifre decrescenti. Importi tutti legati all’avanzamento dei lavori, tutti strettamente controllati dagli ispettori della UE. Cruciali sono quei due anni per l’erogazione dei fondi e il 2021 per la presentazione dei progetti. L’esempio del bacino del Seveso ha fatto riflettere i concorrenti che sanno che, raccolti i fondi con emissioni obbligazionarie, poi i soldi si devono spendere e se le pubbliche amministrazioni italiane non saranno capaci, potranno esserci altri, che invece i progetti li sanno presentare e soprattutto li portano a termine incassando i finanziamenti.

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