La Fondazione Luigi Rovati, oltre il fordismo piemontese

Fondazioni, la Fondazione Luigi Rovati, oltre il fordismo piemontese

Fondazioni, nuova sede per la Rovati

La Fondazione Luigi Rovati, nata nel 2016, apre la nuova sede in Corso Venezia, a Milano, nel palazzo in precedenza di proprietà dell’editore Angelo Rizzoli. Sono così visitabili il museo di Storia Etrusca e – con distribuzione dei reperti su mila metri quadri – l’Arte Antica collezionata dall’imprenditore Luigi Rovati fondatore della Rotta Research Laboratorium, Rottapharm Biotech, morto nel 2019 a 91 anni.

La galleria d’Arte Contemporanea, un ristorante di 400 metri quadri all’ultimo piano con chef due stelle Michelin, un bistrot con giardino completano l’offerta. La biblioteca di oltre 15.000 volumi dedicati alla Storia Etrusca e all’Antico è stata riposizionata dalla sede della Fondazione a Monza dove continuerà a essere consultabile online a quella Corso Venezia. Il progetto è stato curato da Cucinella Architects. Tra i coordinatori scientifici Salvatore Settis. Presidente della fondazione è Giovanna Forlanelli Rovati.

Imprese e territorio

Si ingrandisce così lo spettro delle aziende milanesi che vanno dalla moda, al farmaceutico al bancario. E si accompagnano alla fruizione di un bonus fiscale che le rende appetibili.  Ma già Lucio e Luca Rovati avevano inaugurato un intenso programma di restauri e conservazione dell’isola Bisentina, al centro del lago vulcanico di Bolsena, ceduta dalla nobildonna Erica del Drago grazie a un’intensa e amichevole mediazione della principessa Elvina Pallavicini.

Al contrario degli industriali fordisti del dopoguerra capitanati dalla famiglia Agnelli e la Fiat (per cui la città fabbrica doveva già di per sè essere ragione di soddisfazione e felicità degli operai e di tutta la cittadinanza), le nuove classi imprenditoriali la pensano in modo diverso.  Torino con Mirafiori e Lingotto come esempi di un modello industriale di successo sono stati completamente abbandonati.

Industria, cultura e sociale

Le fondazioni e le loro attività sono tutte dentro questo nuovo secolo e sviluppano a fianco di un’attività museale anche un’intensa attività sociale. Sono progressivamente diventate anche palcoscenici mondani a cui Vogue, Financial Times e riviste di élite dedicano rubriche specializzate. Ville e appartamenti di rappresentanza sono stati sostituiti nella fascia alta dei redditi dalle fondazioni come “luogo relazionale”.

I protagonisti di molti settori industriali “vecchi” si sono trovati spiazzati per il modo in cui l’abbinamento con le fondazioni ha giocato in modo positivo a favore delle attività industriali e il loro lato sociale. Vittime, che hanno visto svanire i loro fatturati, sono stati i pubblicitari. Indifesa di fronte a questo cambiamento strutturale l’alta borghesia tradizionale ha accettato di malavoglia il nuovo modo di essere sulla scena e avere successo. Il sovrintendente della Scala è preoccupato con moderazione ma teatri e sale di musica lo sono molto di più.

Fondazioni e cultura

Le fondazioni a Milano occupano sedi non più adatte alle attività bancarie come la Banca Commerciale, stabilimenti in aree periferiche che sono diventati magneti di rinnovamenti immobiliari come Hangar Bicocca, al centro dell’area ex industriale Pirelli, o Fondazione Prada, ai bordi del deposito ferroviario di Porta Romana.

La trasformazione in una fondazione privata ma con aspirazioni e visibilità pubbliche di una residenza lussuosa, in un’area di residenti con redditi altissimi, come il palazzo Rizzoli in Corso Venezia – un tempo abitato dal fondatore della omonima casa editrice e produttore cinematografico – è un fatto nuovo e inaspettato. Il comune di Milano ha scelto una politica molto liberale fidando della capacità attrattiva di queste istituzioni. Per le fondazioni le destinazioni d’uso sono un concetto relativo, gli spazi sono tutti flessibili.

Meglio avere una fondazione che non averla, questa è stato il filo rosso della politica comunale.

 

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