Roberto Barni, dentro l’umanesimo

Roberto Barni, Addosso, bronzo e olio su tela, 2011

Quasi dall’inizio delle sue ricerche pittoriche, Roberto Barni ha voluto ritrovare lo spirito del rinascimento toscano, ma usando uno stile e uno spirito moderni. La sua idea è andata al contrario di quello che si faceva alla fine del secolo scorso: voleva rimettere l’uomo al centro, “l’uomo vitruviano” di Leonardo da Vinci.

Barni, personaggi vitruviani, ma in condizioni di debolezza

Ma quest’uomo era molto diverso del suo modello: era imperfetto fisicamente e moralmente, non aveva la potenza di questo conquistatore dell’universo. Era un uomo debole, dalla fisionomia ingrata, insomma un uomo senza qualità, con pochi pregi. Anche se sono lontani sul piano formale, c’è una somiglianza con i personaggi di Alberto Giacometti e il suo celebre Uomo che marchia, illustrazione potente della filosofia esistenzialista che trionfava a Parigi e poi espandersi nel resto del mondo intellettuale.

Un pensiero alle bombette nere di René Magritte

Parlerò solo delle sue sculture perché sono state presentate un po’ di anni fa alla Fondazione Mudima di Milano, ma si potrebbe dire delle cose molto simili a proposito dei suoi quadri e disegni. Questa figurazione dell’uomo di oggi è quasi sempre la stessa e fa anche pensare agli uomini in mantelli neri e bombette nere di René Magritte. Non hanno una personalità molto delineata. E non hanno neanche una presenza fisica vistosa. Sono gli abitanti in crisi di un pianeta in crisi. Barni rappresenta i suoi personaggi in tutte le situazioni possibili, da soli o in gruppo, formando una girandola o ruotando intorno a un cerchio immaginario.

Roberto Barni, Ha buona memoria, bronzo patinato, 1976-2015

Personaggi dal destino incerto

Ci sono anche quelli che sono gettati senza reticenza in un cestino da teorici e anche da altri artisti. Il loro destino è incerto come la loro posizione nello spazio. Non sono stati creati per piacere ad un Johann Joachim Winckelmann o ad Antonio Canova. Incarnano la realtà odierna. Non un approccio idealistico, ma ad ogni modo la nostra dignità in questo museo così particolare di questo scultore è salvaguardata. Lui ama le sue creazioni, anche se le mostra in preda alle contraddizioni e difficoltà proprie del secondo dopo guerra.

Figure che ispirano compassione anche se votate al futuro

Non le rende divine, ma neanche infernali. In un certo senso ispirano compassione, anche se sono votate a guardare avanti e a inventare. Siamo lontani dai tempi di Michelangelo e di Raffaello. Ma forse questi esseri dis-graziati hanno in loro un po’della luce che Leibniz ha regalato a ogni essere della nostra umanità. Roberto Barni non sublima le sue marionette, ma ha voluto, come il geniale filosofo tedesco, una parte più o meno grande dello spirito del mondo che associa natura e metafisica.

La dura realtà del presente e l’incognita del futuro

Con lui, siamo costretti a confrontarci con la dura realtà del presente e con l’incognita del futuro. E siamo affascinati di questi attori che non sono altro che noi stessi, ritratti senza compiacenza, e tuttavia senza odio o disprezzo. L’arte è rappresentazione d’una verità non facile da dire, ma possiede, che lo vogliamo o no, la sua strana e paradossale bellezza.

 

Capogiri, Roberto Barni, facsimile, Edizioni Mudima, 2014

GÉRARD-GEORGES LEMAIRE 59 Articoli
Laureato in Storia dell’Arte alla Sorbona, ha insegnato Storia della Critica d’Arte all’Accademia di Brera. Giornalista, traduttore, saggista e professore emerito, ha curato mostre in Europa, Turchia, Nord Africa e America Latina ed è direttore di prestigiose collezioni.