Arrivano i pirati

logo della rubrica Aristotele Digitale che mostra una scultura del filosofo, ma solo la testa

Nella disintermedizione tra industriale e digitale si aprono inevitabilmente delle faglie, varchi. Percorrerli è pericoloso, ma anche inevitabile. Se non lo farà qualcuno, lo farà senz’altro qualche d’un altro. É lo spazio dei pirati, soggetti che operano al di là delle regole o che autoproducono proprie regole riuscendo ad imporle in modalità globale. Globale significa al di là della sussistente forma Nazione o Stato.

 

Nella fase nella quale ci troviamo questi pirati possono avere persino dei nomi. Si chiamano Bill Gates, Steve Jobs, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Elon Musk e altri. Ognuno a loro modo, come accade appunto nella pirateria. Pirati non deve avere una accezione negativa. Significa semplicemente che sono soggetti che operano al di là del sistema costituito. Come imprenditori sono poco legati al sistema produttivo, utilizzano in modo cinico ciò che può offrire (su varie questioni dal finanziato al giuridico) lo Stato; drenano sempre cinicamente ciò che produce in termini di ricerca l’università, ma non si legano minimamente alle università (alcuni di loro – ho il sospetto – non sono nemmeno laureati o, per lo meno, la loro eventuale laurea sia del tutto insignificante rispetto alla loro attività imprenditoriale) e se hanno bisogno di una fase di accumulazione finanziaria le banche se le auto-configurano.

 

Riformare questo sistema significherebbe vincere sui pirati (cosa oramai impossibile) e ricomporre le diverse aggregazioni di interessi e di funzionalità sistemiche rivedendo l’intero apparato produttivo e decisionale, funzioni, ruoli e poteri. A dir poco complicato. In particolare andrebbe seguito il flusso che, partendo dalla cellula generativa, che considero comunque la capacità di innovazione/sviluppo da qualunque soggetto arrivi, ha portato a fasi successive di contrattazione con la classe operaia che ha aperto gli spazi del welfare, sino al progressivo rafforzamento del terziario interno ed esterno alle aziende, per poi aprirsi al terziario avanzato, quel terziario avanzato che agisce sulle complesse e diffuse reti di servizi sempre più cruciale nella formazione e produzione di valori non solo economici, ma anche sociali. 

Se non altro perché è chiaro che non siamo più nella società del prodotto, ma in quella dei servizi.

I pirati sanno navigare nel grande mare del digitale. E noi?

ROBERTO MASIERO 88 Articoli
Architetto, professore ordinario di Storia dell’Architettura, ha insegnato nelle Università di Venezia, Genova e Trieste. Ha contribuito alla fondazione della Facoltà di Architettura a Trieste e della facoltà Design e Arti dello IUAV, della quale è stato Vicepreside. É stato responsabile per l’UE di un Osservatorio sulle Accademie d’Arte.