Ucraina, a caccia di Leopard

Ucraina, a caccia di Leopard
Carro armato da combattimento. Foto di Bundeswehr-Fotos - originally posted to Flickr as Leopard 2 A5, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11586260

Al summit l’Ucraina chiede aiuto, i Leopard

Al summit di Ramstein di metà gennaio erano presenti i 54 Paesi che si sono impegnati formalmente a difendere l’Ucraina dall’invasione russa. Si sa bene che nel giro di qualche settimana, o al più tardi in primavera, Mosca sferrerà una nuova offensiva con forze fresche e armamenti ricostituiti.

I carri armati prodotti in Germania

Il presidente Zelensky ha sollecitato la fornitura di carri Leopard 2 indispensabili per fronteggiare l’attacco. I Leopard 2 sono fabbricati in Germania, ma in buona parte (circa 2.000) dislocati in vari Paesi della NATO – Polonia, Spagna, Grecia e Finlandia – a condizione che i governi di questi Paesi non li adoperino al di fuori dei loro confini senza il consenso di Berlino. E Berlino per il momento tace.

Prudenza tedesca

Il cancelliere Olaf Scholz chiede un coinvolgimento maggiore dell’alleanza. In particolare degli Usa che potrebbero schierare i loro poderosi M1 Abrams sul campo di battaglia. Quale verità si cela dietro la prudenza del cancelliere?  Non è difficile capirlo. Fino ad ora la Germania è stato uno dei Paesi che hanno fornito più aiuti militari, umanitari, logistici e finanziari a Kiev.

Contro l’Ovest

Ciò ha dato la possibilità a Putin di propagandare l’idea di una seconda “grande guerra patriottica” contro i Paesi dell’Ovest guidati dalla Germania. Per l’Europa  sarebbe un imperdonabile autogol permettere che i cittadini russi vedano carri tedeschi  scontrarsi con i T90 sovietici nelle pianure ucraine, esattamente come avvenne settanta anni fa circa. Non c’è famiglia russa che non abbia avuto una vittima – nonni o bisnonni – in quel terribile conflitto scatenato da Hitler.

Gli Usa e l’Ue

I vertici militari Usa giustificano la ritrosia a schierare gli Abrams con gli enormi costi di mantenimento che richiedono, ma forse temono anche una escalation che li porti inevitabilmente a uno scontro diretto con Mosca. Ma probabilmente c’è anche altro. È evidente che la politica estera Usa nei confronti della Ue è stata finalizzata a porre fine a quel silenzioso agreement che la Merkel ha portato avanti con Putin negli ultimi venti anni. Adesso, dopo lo stop al petrolio e al gas russo, si tratta di mostrare al mondo un’Europa pronta a difendersi con le armi dalla Russia, anche senza la protezione degli Usa. Il Regno Unito sembra seguire senza indugi questa linea procedendo con la consegna dei suoi carri Challenger 2. In ogni caso il conflitto è a una svolta: centinaia di carri armati europei e forse anche americani spareranno contro i tank russi e bisogna sperare che ci si fermi prima di arrivare sull’orlo del precipizio.

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GIOVANNI CARUSELLI 191 Articoli
Collaboratore di case editrici italiane (Einaudi, Rizzoli, Vallardi, Diakronia, etc.) per testi di storia e filosofia. Autore di saggi, "Il Pci da Gramsci a Occhetto", "Cento anni di storia lombarda" (con altri), "La memoria e le notizie" (con altri).