C’è un momento nel nuovo Superman di James Gunn in cui l’Uomo d’Acciaio vola sopra Metropolis con la stessa espressione che avrebbe un ragazzo chiamato a riparare il computer del nonno: consapevole dell’importanza del compito, ma anche del peso delle aspettative. Perché questo Superman non deve solo salvare il mondo – deve salvare un palazzo molto specifico, quello delle produzioni DC Comics, che negli ultimi anni ha visto più rovine di una puntata di “Vite al limite”.
Il Messia in Calzamaglia
Gunn ci consegna un Superman che sa di essere l’avatar di un nuovo inizio, il primo capitolo di quello che promette di essere un ciclo di supereroi finalmente degno di questo nome. E lo fa con la sua consueta abilità nel bilanciare momenti epici e umanità quotidiana, come se avesse preso il meglio dei suoi Guardiani della Galassia e lo avesse trapiantato in un corpo capace di sollevare kaiju.
Il film funziona proprio perché non si prende troppo sul serio pur prendendo serissimamente i suoi personaggi. È come guardare tuo cugino che dopo anni di tentativi fallimentari finalmente riesce a fare una carbonara perfetta: non puoi fare a meno di tifare per lui.
La Fisica di un Dio con Problemi Logistici
Ma proprio nel momento in cui ti stai convincendo che finalmente qualcuno ha capito come raccontare Superman, arrivano quei dettagli che ti fanno strizzare gli occhi come quando cerchi di decifrare i sottotitoli di un film coreano. Se Superman può vedere attraverso le cose e può vivere sulla Luna senza ossigeno (cosa che il film ci ricorda con un’inquadratura che sembra uscita da Interstellar), perché esattamente i nanobot che gli invadono i polmoni dovrebbero rappresentare un problema?
È come se Spider-Man venisse sconfitto da una ragnatela comprata su Amazon. La coerenza interna del superpotere diventa un po’ come quella della trama di Lost: molto affascinante finché non ci pensi troppo.
Il Mistero del Cane Multitasking
Ancora più divertente è il momento in cui Superman, che può sparare laser dagli occhi con la precisione di un chirurgo, decide di abbattere i minidroni di Luthor chiamando il cane. È come se Gordon Ramsay ordinasse una pizza invece di cucinare. Tecnicamente funziona, ma ti lascia con qualche domanda esistenziale sulla logica delle scelte narrative.
Il cane, va detto, ruba praticamente ogni scena in cui appare. L’amore per gli animali traspare anche in altre occasioni. In una di queste il nostro eroe pensa al bene di una scoiattolo mentre Metropolis si sta spaccando in due.
Quando i Supereroi Fanno Politica (Nel Senso Buono)
Dove Gunn davvero eccelle è nei riferimenti alla critica sociale dei conflitti bellici contemporanei. Senza mai essere didascalico, riesce a far riflettere su quanto la violenza sia diventata spettacolo, e su come la dinamica dei social media sia fondamentalmente animata da scimmie ammaestrate che reagiscono a stimoli emotivi.
È una critica che arriva attraverso l’azione, non attraverso monologhi pomposi. Come se ti stesse facendo notare che l’imperatore è nudo mentre tutti applaudono il suo guardaroba fantastico.
La Famiglia come Superpotere
Ma forse il cuore vero del film sta nella sua riflessione sul concetto di famiglia. Non quella biologica, necessariamente, ma quella che si costruisce attraverso le scelte, gli affetti, le responsabilità condivise. Superman non è forte solo perché viene da Krypton, ma perché ha imparato cosa significhi appartenere a qualcosa di più grande di sé.
È una lezione che arriva senza retorica, come una verità che ti si accende in testa mentre stai facendo altro. Il tipo di messaggio che resta, anche quando ti sei dimenticato quale villain stava cercando di distruggere quale MacGuffin.
Missione (Quasi) Compiuta
Il Superman di Gunn non è perfetto, ma è divertente. Alti e bassi ce ne sono. ci sono i personaggi e le situazioni che non sembrano servire alla trama ma anche un ideuzza gustosa sul personaggio di Jimmi Olsen. Ci sono scambi di dialoghi non centratissimi (come quando Superman si deve giustificare per il ritardo) ma anche momenti notevoli come nell’intervista con Lois Lane.
C’è un Lex Luthor che rimane impresso e un Green Lantern che strappa un sorriso.
Se questo è davvero l’inizio di un nuovo ciclo DC, allora forse c’è speranza per un palazzo che sembrava destinato a crollare sotto il peso delle proprie ambizioni. E se anche qualche dettaglio logico scricchiola, beh, è pur sempre un film su un tizio che vola. Un po’ di sospensione dell’incredulità è inclusa nel prezzo del biglietto.
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