Principi universali in crisi

Principi universali in crisi
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Il pessimismo che circola fra i più eruditi commentatori politici non è del tutto gratuito. Al contrario, esso poggia su una filosofia della storia che vede il progresso non come una freccia che punta inevitabilmente verso l’alto, ma come un faticoso andirivieni di periodi di benessere interrotti da crisi guerre e momenti di regresso. A tutti gli abitanti del pianeta piace vedere il mondo come un laborioso alveare il cui collante è costituito dalla reciprocità dei vantaggi che il progresso porta con sé.

Principi e realtà

Purtroppo non è così. Sappiamo che i passi avanti di quella che si è autobattezzata “comunità internazionale”, e che conta più o meno 1/8 della popolazione mondiale, per secoli ha viaggiato in prima classe a spese di chi non poteva permettersi neanche la terza classe. Ma anche all’interno di questo ristretto gruppo di Paesi benestanti non ha mai regnato un buon equilibrio. E non vale la pena ricordare le guerre mondiali per dimostrarlo. Probabilmente ci aiuta a capire il concetto di “progetto”. Qualunque cosa si costruisca la si costruisce sulla base di un progetto che serve a raggiungere scopi precisi.

Interessi, principi, realtà

Ma il mondo moderno si è evoluto in questo modo? Certamente no. Gli scopi potevano essere il benessere collettivo (non di un ottavo del genere umano) e il rispetto di quei principi che pure sono stati affermati e ribaditi in varie Dichiarazioni dei diritti in tempi diversi. Ma non è stato così. Gli interessi particolari hanno prevalso sull’interesse planetario, l’avidità è stata equiparata alla “giusta ambizione” di affermare il proprio primato. Così il mondo più che un alveare sembra un mostruoso ingorgo caotico dal quale nessuno sembra capace di uscire.

Cittadini e governanti

E come avviene negli ingorghi, ci si sente perduti e si nutre il desiderio di ordine che prende forma nella delega di ogni potere a un capo mitizzato come onnipotente. Parlamenti, elezioni, libertà di parola, dialogo, compromessi vanno in soffitta. Forse la democrazia è stato un imbroglio dei potenti a danno degli ingenui ? Almeno a giudicare dal punto in cui siamo arrivati molti lo pensano. Dunque che ciascuno pensi a se stesso. Che ci lascino i microchip e le piattaforme e che ci pensino loro a tenere lontana la guerra.

Diffondere falsità è legittimo? Teoricamente no, ma praticamente lo si fa tanto bene da far perdere la speranza di capire ciò che accade. Dunque meglio lasciar fare, sfruttare l’evasione che le realtà virtuali ci offrono e non credere più nel futuro. L’inverno demografico non potrebbe avere una spiegazione migliore.

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GIOVANNI CARUSELLI 216 Articoli
Collaboratore di case editrici italiane (Einaudi, Rizzoli, Vallardi, Diakronia, etc.) per testi di storia e filosofia. Autore di saggi, "Il Pci da Gramsci a Occhetto", "Cento anni di storia lombarda" (con altri), "La memoria e le notizie" (con altri).