Nei meandri del linguaggio giuridico – Into the maze of law language

nella foto in bianco e nero si vedono due uomini, uno è l'Avvocato Azzeccagarbugli. Uno di loro indossa occhiali e legge un foglio.
Il trionfo del dott. Azzeccagarbugli

La morfosintassi del linguaggio giuridico si declina in stile commatico, con costrutti come l’enclisi del clitico al verbo reggente, la sovraestensione dell’infinito, l’uso di frasi ridotte participiali.

La descrizione tecnico-linguistica appena riferita riguarda il linguaggio delle leggi, degli atti amministrativi, delle sentenze e dei testi giuridici accademici e di quelli difensivi. Si tratta di un lessico settoriale specifico che difficilmente viene compreso dalla gente comune, pur riguardando la totalità dei cittadini.

Naturalmente è comprensibile la specialità lessicale del diritto, come per qualsiasi altro ambito culturale e scientifico; ma occorre distinguere tra lessico e morfosintassi (Roberta Colonna – Università di Lunds-Svezia): quest’ultima, che riguarda la combinazione di parole, sintagmi e frasi, è decisiva per la comprensione del testo, e può e deve essere migliorata.

Il linguaggio giuridico, soprattutto quello normativo, è particolarmente importante perché riguarda noi tutti. Nel corso del tempo, dagli anni 80’ in poi, si è verificata una involuzione bizantineggiante del linguaggio giuridico. Basta confrontare le leggi approvate fino agli anni 70’ con quelle successive, per rendersi conto della grande differenza di chiarezza espositiva. Probabilmente l’ampollosità giuridica delle generazioni post-belliche ha risentito della sovrabbondanza economica del Paese.

Tuttavia, molti operatori del diritto denunciano da tempo la deriva espressiva del linguaggio giuridico: “la disfunzione del linguaggio legale, che ha raggiunto forme di vera inconsistenza a causa della crescente oscurità, tortuosità, vaghezza e talora contraddittorietà dei testi legislativi” (Luigi Ferrajoli, giurista, ex magistrato, docente universitario).

Anche la Corte di Cassazione ha denunciato la mancanza di chiarezza degli atti processuali, con violazione dell’art. 3 Cost. (sull’eguaglianza formale e sostanziale dei cittadini), dell’art. 111 Cost. (sulla durata ragionevole del processo), della leale collaborazione tra le parti in causa (Cass. SS.UU. 964/2017).

Invero, quella giuridica è purtroppo l’Antilingua, come la chiamava Italo Calvino, dove i significati sono costantemente allontanati, in una prospettiva di distacco dalla realtà per l’affermazione di un ruolo. Così, secondo lo scrittore, “dove trionfa l’antilingua – l’italiano di chi non sa dire ‘ho fatto’ ma deve dire ‘ho effettuato – la lingua viene uccisa”.

 


Into the maze of law language

The law language’s syntax assumes the way of paragraph, by constructing enclises and proclises with the governing verb, the overextension of the infinitive, the use of reduced participial phrases.

The above mentioned technical-linguistic description concerns the language of laws, administrative acts, judgments and academic and defensive legal texts. It is a specific sectorial lexicon that is difficult to understand by ordinary people, even though it concerns all citizens. Of course, the lexical specialty of law is understandable, as in any other cultural and scientific sphere.

However, it is necessary to distinguish between lexicon and morphosyntax (Roberta Colonna – University of Lunds-Sweden): the latter, which concerns the combination of words, phrases and phrases, is decisive for the understanding of the text, and can and must be improved.

Legal language, especially regulatory language, is particularly important because it affects us all. From the 1980s onwards, there has been a Byzantine involution of the legal language. It is enough to compare the laws approved up to the 1970s with the subsequent ones, to realize the great difference in exposition clarity. Probably the legal bombast of the post-war generations was affected by the country’s economic overabundance.

However, many legal practitioners have long denounced the expressive drift of legal language: “the dysfunction of legal language, which has reached forms of true inconsistency due to the growing obscurity, tortuosity, vagueness and sometimes contradiction of legislative texts” (Luigi Ferrajoli, jurist, former magistrate, university professor).

The Court of Cassation also denounced the lack of clarity of the procedural documents, in violation of art. 3 of the Constitution (on the formal and substantial equality of citizens), of art. 111 of the Constitution (on the reasonable duration of the process), of the loyal collaboration between the parties involved (Cass. SS.UU. 964/2017).

Indeed, the legal language is unfortunately the Antilanguage, as Italo Calvino called it, in which the meanings are constantly distanced, in a perspective of detachment from reality in order affirm a role. Thus, according to the writer, “where the antilanguage triumphs – the Italian of those who cannot say ‘I did’ but must say ‘I conducted’ – the language is killed”.

ALESSANDRO CALABRÌA 22 Articoli
Laurea in Giurisprudenza alla Cattolica di Milano, avendo prima studiato Filosofia. Scrittore di narrativa e teatro, avvocato civilista esperto in diritto previdenziale, assicurazioni sociali, diritto del lavoro, delle successioni e della famiglia). Consulente sindacale.