Livorno, Mario Puccini, a rediscovery

Livorno, Mario Puccini, a rediscovery
Mario Puccini, Self portrait

The city of Livorno wanted to celebrate another of its native artists, Mario Puccini,  by setting up an exhibition that follows the one dedicated to Amedeo Modigliani, which was severely contested by the press for its huge costs to realisating it.

However, it is difficult to put Modigliani and Puccini on the same level, and the public can understand why by visiting the Museum of the Tuscan city where the exhibition will be on display until 21 September. Let’s go into the merits. In the first place, the subtitle of it Van Gogh involuntary seems an Alphonse Allais’ wit, a joke or perhaps an absurdity.

 Mario Puccini and the forced relationship with other painters

Puccini was able to visit an exhibition on impressionism in Florence in 1910, which presented some French artists and, above all, an 1889 painting by Vincent Van Gogh, The Gardener. The curator of the Livorno exhibition, Nadia Marchioni, wanted to dedicate an entire section to the compositions that could remotely recall the spirit of Van Gogh’s painting. However, the combination is forced and does not hold up. In a certain sense, Puccini’s work was conditioned by two great influences: Fattori, another artist from Livorno, and French Impressionists. This is clear in some still-lives where the Italian artist is influenced by Paul Cézanne.

Curiously, Puccini painting isn’t animated by the Macchiaioli or by the French art of the various Monet, Degas, Pissarro, or Sisley. His art remains equidistant between the two great ways of conceiving painting in the second part of the nineteenth century. Puccini loved to paint his hometown, but he never wanted to create a “pictorial sublimation” of its canals, bridges, and squares. Without being avant-garde soul, he has always had a strong taste for color contrasts, as happens with the almost red brown and intense blue of the paintings Il Lazzaretto di Livorno and Il muraglione dell’anti Lazzaretto di Livorno.

The landscapes and the poetic inspiration

His views of the harbor are not lacking in poetry or audacity, as in the Vela al vento, with the orange reflections of the boat on the water. When he chooses the sea as his subject, he reveals a particular ability to play with different blues, for example in Lo scoglio e la vegliaia. The port and the sea are the most frequent sources for his poetic inspiration, in particular the structure of the ships at anchor or the contrast between the boats and the port buildings.

The same technique can be seen in his Tuscan landscapes, with the grass of the meadows in the foreground and the red sky, or the silhouettes of dark trees like shadows on the horizon at sunset. It is also noteworthy how his style varies when he travels from one place to another. In Pian di Pisa, from 1910/1911, he presents a vast curved plain with some small trees and a sky of the same color.

No fixed pictorial formula

He also liked to portray the herds grazing in the countryside and the visual description of the undergrowth. Puccini considers each canvas a different experience and does not allow himself to be caught in the trap of repeating the same pictorial formula. It seems that it is the landscape that suggests the right way to represent it, as well as Claude Monet who was fascinated by the architecture of haystacks. He deals with the work of peasants, without praising them, but slowly making people reflect on the relationship between man and the earth. Some types of modest workers inspired curious portraits.

Mario Puccini and his new plastic solutions

Puccini’s still-lives are often very original and are not inspired by ancient famous models. On the contrary, they possess their own strength and grace. The Natura morta con lepre e piccione (1912) is a marvel, with truly fascinating carpet and vase with amaryllis. The painter uses the deep black very well so as to bring out the colors and the material of the vases or the red of the flowers. It is obvious that Mario Puccini was not an inventor. However, he was able to search for new plastic solutions, according to the painting he had in mind and the impressions he perceived in front of nature or the characters. He died too early, in 1920, before he could express what was germinating within him and which would fully determine his artistic destiny.

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Livorno, Mario Puccini, una riscoperta

La città di Livorno celebra un altro dei suoi figli dediti all’arte: Mario Puccini (1869-1920). Lo fa con una mostra che segue quella dedicata ad Amedeo Modigliani, molto contestata dalla stampa per gli  enormi costi impiegati per la sua realizzazione. È comunque difficile mettere sullo stesso piano Modigliani e Puccini, e il pubblico potrà farsene un’idea visitando il Museo della città toscana dove l’esposizione resterà aperta fino al 21 settembre. Entriamo nel merito. In primo luogo il sottotitolo di essa – Van Gogh involontario – sembra un motto di spirito di Alphonse Allais, una burla o forse un’assurdità.

Mario Puccini e i rapporti con Impressionisti e Macchiaioli

Puccini ebbe modo di vedere a Firenze, nel 1910, una mostra sull’impressionismo, alcuni artisti francesi e, soprattutto, un quadro di Vincent Van Gogh, Il giardiniere, del 1989. La curatrice, Nadia Marchioni,  ha dedicato un’intera sezione a queste composizioni che potrebbero ricordare, alla lontana, lo spirito della pittura di Van Gogh. Tuttavia l’abbinamento è forzato e non regge. In un certo senso Puccini è stato particolarmente influenzato da Fattori, altro artista livornese, e dagli impressionisti francesi. Ciò appare chiaro in certe nature morte in cui è chiaro il richiamo a Paul Cézanne.

Ma risulta curioso il fatto che Puccini non è animato da un tardo spirito macchiaiolo e neanche dall’esprit dell’arte francese dei vari Monet, Degas, Pissarro o Sisley. La sua arte rimane equidistante tra quei due grandi modi di concepire la pittura nella seconda parte dell’Ottocento. Puccini ha molto amato dipingere la sua città natale, ma non ha mai voluto realizzare una “sublimazione pittorica” dei suoi canali, dei suoi ponti, delle sue piazze. Senza essere avanguardista nell’anima, ha sempre nutrito un gusto acceso per i contrasti coloristici, come avviene con il bruno quasi rosso e il blu intenso delle tele Il Lazzaretto di Livorno e Il muraglione dell’antico Lazzaretto di Livorno.

I paesaggi e l’ispirazione poetica

Le sue vedute del porto non mancano di poesia né di audacia, come nella Vela al vento, con i riflessi arancione della barca sull’acqua. Quando sceglie il mare come soggetto rivela una particolare capacità di giocare con diversi blu, per esempio in Lo scoglio e la vegliaia. Il porto e il mare sono le sue più frequenti fonti di ispirazione poetica e, più in particolare, la struttura delle navi all’ancora o il contrasto fra le barche e gli edifici portuali. Eguale tecnica si nota nei suoi paesaggi toscani, con l’erba dei prati in primo piano e il cielo rosso, oppure le sagome degli alberi oscure come ombre in Orizzonte al tramonto. È anche da notare come varia il suo stile quando viaggia da un luogo a un altro. Nel Pian di Pisa, del 1910/1911, ci presenta una vasta pianura incurvata con alcuni piccoli alberi e un cielo dello stesso colore.

L’assenza di una formula pittorica fissa

Gli piaceva anche ritrarre le mandrie che pascolano nelle campagne e la descrizione particolareggiata del sottobosco. Puccini considera ogni tela una nuova esperienza e non cade nella trappola della ripetizione della formula pittorica. Sembra che sia il paesaggio a suggerirgli il modo giusto di rappresentarlo. Come Claude Monet, fu affascinato dall’architettura dei pagliai. Tratta il lavoro dei contadini senza farne l’elogio, ma facendo riflettere lentamente sul rapporto fra l’uomo e la terra. Alcuni tipi di modesti lavoratori hanno ispirato in lui curiosi ritratti.

Mario Puccini e la ricerca di nuove soluzioni plastiche

Le nature morte di Puccini spesso sono molto originali e non si ispirano ad antichi famosi modelli, ma ne possiedono la forza e la grazia. La Natura morta con lepre e piccione del 1912 è una meraviglia. E veramente affascinante è il Tappeto e vaso con amarilli. Il pittore utilizza molto bene il nero profondo per fare risaltare i colori e la materia dei vasi o il rosso dei fiori. È ovvio che Mario Puccini non è stato un inventore. Tuttavia è andato alla ricerca di soluzioni plastiche nuove, a secondo del dipinto che aveva in mente e delle impressioni che percepiva di fronte alla natura o ai personaggi. È morto troppo presto, nel 1920, prima che potesse esprimere quello che germinava dentro di lui e che avrebbe determinato compiutamente il suo destino artistico.

GÉRARD-GEORGES LEMAIRE 48 Articoli
Laureato in Storia dell’Arte alla Sorbona, ha insegnato Storia della Critica d’Arte all’Accademia di Brera. Giornalista, traduttore, saggista e professore emerito, ha curato mostre in Europa, Turchia, Nord Africa e America Latina ed è direttore di prestigiose collezioni.