Il mito della sicurezza totale – The myth of total security

salvagente bianco con quattro strisce rosse appeso a un muro di pietra
Credits Freepik (Sfondo foto creata da lifeforstock - it.freepik.com)

Sine cura: senza preoccupazioni, senza affanni. È questa, etimologicamente, l’idea insita nel concetto di “sicurezza”. Nella società in cui viviamo domina la ricerca della sicurezza totale, assoluta. Potremmo definirlo uno dei miti più forti del nostro tempo.

Il bisogno di protezione

Quante comunicazioni pubblicitarie si fondano sullo slogan “la tua sicurezza è la nostra priorità”? Basta effettuare un’indagine su google per leggere questa frase sulle pagine di aziende come Manpower, UBI Banca, Eaton. Genericamente parlando, la ricerca di sicurezza è sempre stata una priorità per l’essere umano. Lo psicologo statunitense Abraham Maslow negli anni ’60 la poneva al secondo gradino della piramide dei bisogni umani, una teoria elaborata per classificare in maniera gerarchica le diverse esigenze dell’uomo. Dopo il soddisfacimento dei bisogni fisiologici, secondo Maslow, l’uomo ha la necessità di sentirsi tranquillo e protetto da eventuali rischi o pericoli.

L’ossessione del rischio

Da bisogno umano, negli ultimi decenni la ricerca della sicurezza sembra essersi trasformata in un’ossessione collettiva, ovunque. Siamo diventati “allergici all’imponderabile”, dimenticando che il rischio è di per sé connaturato all’esistenza di ogni organismo e di ogni organizzazione. Ricerchiamo maniacalmente la sicurezza in ogni contesto: in ambito informatico, nell’alimentazione, sulle strade, negli ambienti di lavoro. Sia a livello individuale che a livello collettivo, mettiamo in atto strategie per “mitigare” i rischi esistenti e prevedere quelli possibili. Per questo stipuliamo assicurazioni. Per questo le aziende mettono in atto procedure di assessment dei rischi, affidandosi all’expertise di manager specializzati nella gestione del rischio. Per questo ogni anno il World Economic Forum pubblica un report che analizza i maggiori rischi a livello globale. 

Una polizza per la vaccinazione

Il tema del rischio è molto “caldo” in questa fase di vaccinazione, soprattutto dopo i casi sospetti di reazioni avverse conseguenti ai vaccini AstraZeneca. Nonostante si tratti di casi estremamente rari, è su quegli eventi che il nostro pensiero si focalizza: un’indagine rivela che oltre un italiano su tre teme gli effetti avversi del vaccino e preferisce aspettare un vaccino migliore, più sicuro. In questa situazione, non potevano mancare polizze di assicurazione contro i rischi associati alla vaccinazione. È il caso della polizza Vaccino protetto: offerta gratuitamente dalla Nobis Assicurazioni ai suoi clienti, la polizza prevede la corresponsione di una diaria giornaliera agli assicurati che manifestino complicanze o sintomi collaterali entro un mese dalla vaccinazione.

Un’aspettativa irrealizzabile

I diffusi timori di fronte ai rischi associati alla vaccinazione sono lo specchio della nostra società. Una società costruita intorno alla ricerca della sicurezza totale, all’aspettativa di controllare ogni rischio. Ma questa aspettativa, ce lo ha ricordato l’arrivo della pandemia, è destinata a rimanere tale.


Sine cura: without worries, without anxieties. This is, etymologically, the idea inherent in the concept of “security”. The society we live in, the search for total, absolute security dominates. We could define it as one of the strongest myths of our time.

The need for protection

How many advertisements are based on the slogan “your safety is our priority”? Just carry out a Google survey and you will read this sentence on the pages of companies such as Manpower, UBI Banca, and Eaton. Generally speaking, the search for safety has always been a priority for human beings. In the 1960s, the American psychologist Abraham Maslow placed it at the second step of the human needs’ pyramid, a theory developed to classify the different needs of man in a hierarchical manner. According to Maslow, after the satisfaction of physiological needs, men need to feel calm and protected from any risks or dangers.

The obsession with risk

From a human need, in recent decades the search for security seems to have turned into a collective obsession, everywhere. We have become “allergic to the imponderable“, forgetting that the risk is inherent in the existence of every organism and every organization. We obsessively seek safety in every context: in the IT sector, in food, on the roads, in the workplace. We implement strategies to “mitigate” existing risks and predict possible ones both individually and collectively. For these reasons, we take out insurance, and companies implement risk assessment procedures, relying on the expertise of managers specialized in risk management. For these reasons, every year the World Economic Forum publishes a report that analyzes the major risks at a global level.

A vaccination policy

The issue of risk is very “hot” in this vaccination phase, especially after suspected cases of adverse reactions resulting from AstraZeneca vaccines. Although these are extremely rare cases, it is on those events that our thoughts are focused. In fact, a survey reveals that more than one in three Italians fear the adverse effects of the vaccine and prefer to wait for a better, safer vaccine. In this situation, insurance policies against the risks associated with vaccination could not be missing. An example is the Protected vaccine policy, which is offered free of charge by Nobis Assicurazioni to its customers. The policy provides for the payment of a daily allowance to policy holders who show complications or collateral symptoms within one month of vaccination.

An unrealistic expectation

The widespread fears of the risks associated with vaccination are the mirror of our society. A society built around the search for total security, around the expectation of controlling every risk. However, this expectation is destined to remain so, as the arrival of the pandemic reminded us.

MANUELA RAPACCHIA 28 Articoli
Web writer, coordinatrice didattica nella Formazione post-laurea alla Cattolica di Milano, Master Politecnico di Milano in Brand Communication, laurea magistrale in Arti Visive a Bologna, dopo la triennale in Lettere Moderne.