Il digitale spinge a ripensare le categorie del politico – Digital makes you rethink of the political categories

logo della rubrica Aristotele Digitale che mostra una scultura del filosofo, ma solo la testa, in bianco e rosa

Il digitale smaterializza, democratizza, demonetizza. Quindi privilegia l’immateriale; è per propria natura sociale; si libera delle tradizionali forme della rappresentazione del valore economico e quindi della transazione operata dalla moneta. In tutto questo si configura una società “altra” da come l’abbiamo pensata e vissuta. Per capire quale (e per capire le nostre necessarie azioni per il cambiamento), dovremmo cercare di elaborare una critica dell’economia politica del modo di produzione digitale (ripeto, oggi dominante) per coglierne le contraddizioni al fine di permetterci di uscire dalle nostre attuali contraddizioni economiche, sociali e politiche. É un po’ quello che sto cercando di fare.

Sarà necessario rivedere/ripensare/liberarci dalle consolidate categorie del politico: la decisione (chi e come decide?), la delega (a chi e come si attribuisce il diritto di rappresentare i nostri legittimi interessi?), la rappresentanza (quali sono  poteri di chi ci rappresenta nel luogo del potere), la costituzione (su quali valori configurare la legge?), lo Stato (quale forma debba avere il potere e può continuare ad essere la forma Stato?), e così di seguito. Si tratta di ripensare o superare il modello capitalista attualmente dominante, o nella forma del capitalismo cognitivo, cioè quello che può operare nel e con l’intelligenza artificiale e che considera il valore delle merci in quanto intelligenza collettiva “incarnata”, o in un orizzonte post-capitalista, tutto da pensare.

In questa fase mi sembra utile individuare una mappa dei problemi, mappa che forse può servire ad individuare le tensioni in atto e gli aspetti del governare attuale in un orizzonte digitale in un quadro che per ora definisco nel passaggio dall’economia lineare, quella industriale,  a quella circolare, cioè digitale, verso una società (e non solo una economia) circolare.

Allego per questo una mappa non esaustiva (come tutte le mappe) che intende segnalare  tracce, percorsi, problemi, nodi, questioni. Al lettore segnalo che nel gioco che sto costruendo, se si ritorna alla casella precedente per errori o omissioni, si esce definitivamente dal gioco. É quello che può accadere al nostro Paese.

nella foto a colori si vede uno schema, tipo manifesto, con, in basso, una città con grattacieli e in alto la spiegazione della correlazione tra economia digitale, internet, big data e cloud


Digital makes a new rethink of the political categories

The digital dematerializes, democratizes, demonetizes. So, it favors the immaterial. It is by its very nature social. It gets rid of the traditional forms of the representation of economic value and therefore of the transaction operated by money. With all this, a society, “different” from how we have thought and lived, takes shape. To understand which one is (and to understand our necessary actions for change), we should try to elaborate a critique of the political economy of the digital way of production (I repeat, today dominant). So that, we could grasp its contradictions and allow us to get out of our current economic, social, and political contradictions. This is in part what I am trying to do.

It will be necessary to review / rethink / free ourselves from the consolidated categories of the political: the decision (who and how does it decide?), the delegation (to whom and how is the right to represent our legitimate interests assigned?), the representation (what are the powers of who represents us in the place of power), the constitution (on what values ​​should the law be configured?), the state (what form should the power have and can it continue to be the state form?), and so on. The issue is to rethink or overcome the currently dominant capitalist model. The options are two: firstly, cognitive capitalism, that is, the one that can operate in and with artificial intelligence and which considers the value of commodities as an “embodied” collective intelligence; secondly, post-capitalist horizon, which is to be built.

At this stage, it seems useful to identify a map of the problems, a map that perhaps can be useful to identify the tensions in progress and the aspects of current governance in a digital horizon, which I define through the transition from the linear economy, the industrial one, to circular economy, ie digital, towards a circular society (and not just an economy).

For this reason, I attach a non-exhaustive map (like all maps) which intends to indicate traces, routes, problems, nodes, and issues. I would like to point out to the reader that in the game I am building, if you return to the previous box due to errors or omissions, you will definitely exit the game. This is what can happen to our Country.

Informazioni su ROBERTO MASIERO 86 Articoli
Architetto, professore ordinario di Storia dell’Architettura, ha insegnato nelle Università di Venezia, Genova e Trieste. Ha contribuito alla fondazione della Facoltà di Architettura a Trieste e della facoltà Design e Arti dello IUAV, della quale è stato Vicepreside. É stato responsabile per l’UE di un Osservatorio sulle Accademie d’Arte.