Glasgow, youngsters’s hopes belied – Manifestazione giovane, misure vecchie

 

The responses to the dramatic and urgent need to somehow save the planet are considered fragmented and inadequate by the younger generations.

Over years, the press, the public opinion and the experts have been studying the consequences

of global warming, and they talk about a failure as far as the Climate Conference of

Glasgow is concerned. And it is just one of many on this issue. Most countries – except China and

Russia – have assumed formal commitments regarding the renewable sources, the

deforestation, the ecosystems and the progressive decarbonis

ation by 2050. But the

numbers are merciless. Experts from the United Nations Environment Agency say

that the goal of limiting the growth of global warming to 1.5 ° Celsius by the end

century will not be reached (see their latest report (https://www.unep.org/resources/adaptation-gap-report-2021). Indeed, global warming could reach 2.7, some say.

For the moment, no one offers good solutions. The mantra of green energy, which is obsessively repeated, actually avoids some facts. The wind is not always there, nor the sun does. In any case, any energy produced must be stored in batteries that require large quantities of cobalt, lithium and nickel, which are all rare and difficult materials to treat. Anyway, the batteries deteriorate with use. Statistics say that  all the green energy produced in the world in 2019 would not have been enough to replace the fossil energy in Italy for a year. The EU has made the energy transition its flag – perhaps in the absence of anything else – but you feel that it is a lost bet already from the start.

The expression “to mitigate the climate impact” has replaced the previous one namely “to fight the climate impact”. This tells us how ​​reality is. It’s about playing defense, retreating to safer positions, not winning the battle. Also, according to United Nations experts, 45% of greenhouse gas emissions should be cut by 2030. But everyone knows, even the non-experts, that this will not happen. Between good intentions and realistic forecasts, the void seems unbridgeable. The major polluting countries tend to extend their targets. The US is struggling to commit to -10% for 2030 and would like to achieve zero CO2 emissions in 2050. Russia and China in 2060, India in 2070. In the meantime, we should be afraid about the future. Activists, ecologists, and especially the youngsters, are disappointed with words and would like to see the facts.

Actually, they are reading in the newspapers that huge amounts are use for new hypersonic missiles, space travel, large quantities of weapons. The British Prime Minister Boris Johnson has just launched a prophecy:  that in the next future we could see waves of mass anger that we couldn’t cope. However, the responsibility for what will happen will not be charged on the politicians ruling the world. That’s because we deal with a system, an ideology, a set of political beliefs that deserve good analyses.

 

Keyword: climate emergency, coal, environmentalism, ecology, renewable sources.

The image by Ronald Menti is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

 

 

 

Le risposte alle drammatiche e urgenti necessità di difendere il pianeta appaiono frammentarie e insufficienti, soprattutto alle giovani generazioni.

Gli organi di stampa, l’opinione pubblica e gli esperti che studiano da anni le conseguenze

del surriscaldamento globale fanno a gara nel considerare la Conferenza sul clima di

Glasgow un fallimento. Uno dei tanti su questo tema. Molti Paesi – ad eccezione di Cina e

Russia – hanno assunto impegni formali relativamente alle fonti rinnovabili, alla

deforestazione, agli ecosistemi e alla progressiva decarbonizzazione entro il 2050. Ma i

numeri sono impietosi. Gli esperti dell’Agenzia per l’ambiente delle Nazioni Unite nel loro

ultimo rapporto ( https://www.unep.org/resources/adaptation-gap-report-2021 ) dicono

che l’obiettivo di limitare la crescita del riscaldamento globale a 1,5° Celsius entro fine

secolo non sarà raggiunto. Anzi, secondo alcuni, il surriscaldamento globale potrebbe

raggiungere i 2,7°.

Per il momento nessuno dispone di soluzioni convincenti. Il mantra dell’energia verde, ripetuto ossessivamente, non tiene conto di alcuni dati di fatto. Il vento non c’è sempre e il sole anche. E comunque l’energia eventualmente prodotta deve essere accumulata in batterie che necessitano di grandi quantità di cobalto,litio e nickel, materie prime rare e difficili da trattare. E in ogni caso le batterie si deteriorano con l’uso. Si è calcolato che tutta l’energia verde prodotta nel mondo nel 2019 non sarebbe bastata a sostituire quella fossile in Italia per un anno. La Ue ha fatto della transizione energetica la sua bandiera – forse in mancanza di altro – ma si ha l’impressione che si tratti di una scommessa persa in partenza.

L’espressione «mitigare l’impatto climatico» ha sostituito quella usata prima, e cioè «combattere l’impatto climatico» e ciò da un’idea della realtà. Si tratta di giocare in difesa, di ritirarsi su posizioni più sicure, e non di vincere la battaglia. Sempre secondo gli esperti delle Nazioni Unite bisognerebbe abbattere entro il 2030 il 45% delle emissioni di gas serra. Ma tutti sanno bene, esperti e non esperti, che ciò non avverrà.

Fra le buone intenzioni e le realistiche previsioni il vuoto sembra incolmabile. I maggiori Paesi inquinatori hanno preferito prorogare i loro obiettivi. Gli Usa fanno fatica a impegnarsi per un -10% per il 2030 e vorrebbero raggiungere emissioni zero di Co2 nel 2050. La Russia e la Cina nel 2060, l’India nel 2070. Nel frattempo bisogna prepararsi al peggio. Gli attivisti, gli ecologisti, e soprattutto i giovani, sono delusi dalle parole e vorrebbero vedere i fatti.  Per contro, leggendo sui giornali che enormi cifre sono stanziate per nuovi missili ipersonici, viaggi turistici spaziali, ampi quantitativi di armi. Sembra realistica la profezia del primo ministro inglese Boris Johnson secondo cui potremmo assistere in futuro a ondate di collera di massa difficili da fronteggiare. Tuttavia la responsabilità di ciò che accadrà non ricade solo sui politici che

governano il mondo. È piuttosto un sistema, un’ideologia, un complesso di convinzioni politiche che bisogna analizzare.

GIOVANNI CARUSELLI 118 Articoli
Collaboratore di case editrici italiane (Einaudi, Rizzoli, Vallardi, Diakronia, etc.) per testi di storia e filosofia. Autore di saggi, "Il Pci da Gramsci a Occhetto", "Cento anni di storia lombarda" (con altri), "La memoria e le notizie" (con altri).