Frantisek Kupka, astrazione e orfismo

la foto a colori di varie tonalità di marrone mostra delle forme astratte un po' geometriche
Frantisek Kupka, Solo of a Brown Line, 1912-13

Chi avrebbe potuto immaginare che questo giovane allievo dell’Accademia di Belle Arti di Praga, nato a Opocna nella profonda Boemia nel 1871, ligio ai dettami artistici accademici dell’epoca, sarebbe diventato uno dei pionieri dell’astrazione pittorica? Dopo Praga, Frantisek Kupka prosegue i suoi studi a Vienna, dove viene profondamente influenzato dallo stile di Karl Wilhelm Dietenbach, artista spiritualista che forse fece emergere in lui la passione per la teosofia e la filosofia orientale. Nell’aprile del 1944 si trasferisce a Parigi, considerata allora da molti artisti europei la Mecca dell’arte moderna. Nella Ville Lumière frequenta l’Académie Julian ed è ammesso alla Scuola Nazionale di Belle Arti. Diventa allievo dello scultore Jean-Pierre Laurens e, per guadagnarsi da vivere, lavora come disegnatore e caricaturista per varie riviste, come L’Assiette au beurre, Le Canard sauvage, Cocorico e altre. Si fa aiutare dal suo compatriota Alfons Mucha che lo avvicina allo stile dell’Art Nouveau. Come illustratore si fa un nome ma non è soddisfatto e stranamente incomincia a studiare fisiologia e biologia. Avendo deciso di vivere in Francia, si trasferisce nella città di Puteaux, non lontano da Parigi, ed espone per la prima volta le sue opere al Salon d’Automne. È colpito dallo stile dei fauves e affascinato dal Manifesto del Futurismo che Filippo Tommaso Marinetti pubblica nel 1909 su Le Figaro. Ma già da un anno lavora su progetti in cui la figura cede sempre più spazio a forme astratte e presenta sulla rivista Prometheus le sue riflessioni sulla prospettiva, guadagnandosi la fama di teorico dell’arte.

Accumula un gran numero di bozzetti su carta e su tela, non ha ancora abbandonato lo stile figurativo, pur utilizzandolo prevalentemente nel movimento. Si colloca in una posizione intermedia tra il simbolismo e l’impressionismo, mostrando una particolare originalità nel trattare i suoi soggetti. Il suo modo di dipingere non è quello dell’Art Nouveau, che in quel momento si impone, ma non si è ancora allineato alle avanguardie nascenti. L’anno della svolta definitiva è il 1916, quando abbandona qualunque riferimento alla figura con Ordonnance sur verticales e Plans par couleurs. I suoi interessi sono abbastanza lontani dal progetto che nello stesso periodo Vasilij Kandinsky porta avanti. Ama molto giocare con cerchi che si incrociano – come si vede al Salon d’Automne del 1912 – e non disdegna la geometria pura. Lo si può verificare nella bellissima esposizione che si tiene quest’estate in due gallerie francesi: Le Minotaure e Alain Le Gaillard, che spesso collaborano nel presentare un artista o un gruppo di artisti dell’inizio del Novecento, esponendo opere di elevata qualità. In queste gallerie è possibile vedere diversi acquerelli o guazzi sul tema di Amorpha (1912 – 1913), dove predominano le linee curve. Il cerchio resta la sua forma prediletta. Una bellissima serie di tele e disegni su carta, fra il 1911 e il 1928, provano che Kupka ha sempre avuto il desiderio di partire da un semplice punto per arrivare a forme rotonde. Il principio dell’elaborazione rimane più o meno lo stesso, ma egli dà vita a molteplici configurazioni, più o meno complesse, con armonie cromatiche diverse. Un altro aspetto della sua ricerca che si può cogliere nella mostra è quello delle forme organiche. È un tema che incomincia a interessarlo nel 1912 e che troviamo ancora nel 1926.

Si tratta certamente delle sue opere più strane e lontane dalle correnti dell’arte astratta che si sviluppano nel gruppo dell’Abstraction-Création al quale aderisce. Nelle sue opere si nota sempre una particolare curiosità per le forme corporee, siano esse umane o animali, in una ricerca, qualche volta mistica, delle espressioni più profonde e vitali dell’esistenza. Così il suo spiritualismo viene a coniugarsi con una sorta di materialismo. Spesso il suo pensiero si traduce in cieli immaginari, con una successione di nuvole che si sovrappongono le une alle altre, in uno spazio barocco e irreale. La cosa più strana che si può osservare, però, è la contraddizione fra la sua inclinazione per il mondo organico e il suo interesse per le macchine. Si tratta di dipinti e disegni intorno al 1930, quindi parecchio tempo dopo Fernand Léger e i futuristi i quali sono lontani da lui anche nello spirito. Secondo me, Étude pour Musique (1930 – 1932) è una vera meraviglia soprattutto per l’uso del nero e del grigio in varie tonalità. Una mostra da non perdere, a maggior ragione se si è a Parigi. Molto bello il catalogo.

GÉRARD-GEORGES LEMAIRE 48 Articoli
Laureato in Storia dell’Arte alla Sorbona, ha insegnato Storia della Critica d’Arte all’Accademia di Brera. Giornalista, traduttore, saggista e professore emerito, ha curato mostre in Europa, Turchia, Nord Africa e America Latina ed è direttore di prestigiose collezioni.