Africa Domani/ Parte 3 di 3, L’egemonia cinese

Africa Domani/ Parte 3 di 3, L'egemonia e l'espansionismo cinese
The First China-Africa Economic and Trade Expo was held in Changsha, Hunan, China, on 29 June 2019. Di Huangdan2060 - Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=80045000

La penetrazione politica cinese in vaste aree del mondo – soprattutto in Africa – possiede un aspetto che non è stato oggetto di sufficiente attenzione in Occidente. Intendiamo dire la totale assenza di giustificazioni e cornici dottrinali, che invece hanno accompagnato l’imperialismo occidentale. Prima sul piano religioso, dopo su quello ideologico.

L’obiettivo dell’espansionismo cinese

L’espansionismo cinese per il momento mostra un volto diverso: poca ideologia e molti prestiti per centrali elettriche, ferrovie, strade, oleodotti, reti internet, fabbriche di medicinali e di armi, etc. L’obiettivo? Contrastare e alla fine eliminare l’egemonia occidentale nei Paesi in via di sviluppo. Non in tempi brevi, magari, e quindi piani strategici e non manovre tattiche. Per dare un’idea dell’importanza della presenza cinese in Africa è sufficiente qualche dato.

Un territorio difficile

In Congo, paese ricchissimo di cobalto e rame, ma piagato da endemica criminalità e corruzione, quindici delle diciannove aree minerarie sono di proprietà del Dragone. La comunità cinese locale vi sperimenta tutte le difficoltà di operare in un Paese enorme, frammentato da molti decenni e quasi ingovernabile, reagendo spesso alle aggressioni di bande criminali con azioni violente palesemente illegali.

Nello Zambia Pechino ha creato una vasta zona mineraria, nelle Mauritius aree dense di industrie tessili, in Etiopia e Nigeria varie manifatture. Ciò ha generato occupazione e i prestiti soro ripagati tramite cessione di materie prime. Gli africani acquistano sempre ormai beni cinesi, molto più economici di quelli occidentali.

La cultura, soft power utile all’espansionismo cinese

Vi è poi l’aspetto della penetrazione culturale, il cosiddetto soft power. I centri Confucio nascono dappertutto e diffondono la conoscenza di tecnologie e sistemi produttivi cinesi con l’evidente scopo di attrarre i giovani che abbondano negli Stati africani.

I militari cinesi, inoltre, partecipano spesso a operazioni di peacekeeping, sovvenzionate dall’Unione africana in Uganda, Kenya e Ghana, necessarie in aree tribali fuori controllo, alle prese con gruppi terroristici come Boko Haram, di cui quasi nulla si dice in Occidente.

L’assistenza e l’addestramento militare di Pechino delle forze armate locali cresce anno dopo anno parallelamente alla vendita di armi ai governi del continente ritenuti affidabili se non addirittura alleati.

Le opere di urbanizzazione

Infine, la Cina sta elaborando in collaborazione con l’Unione Africana un mastodontico e incredibile piano di urbanizzazione del continente nero che prevede l’edificazione di 123 nuove città con la creazione di 123 milioni di posti di lavoro. (https://africa-123.com/strategic-partners/) Costo: 150 miliardi di dollari entro il 2050 circa.