Gli Yoga Sutra di Patanjali: un percorso per iniziare a conoscere uno dei testi fondamentali dello yoga

l'immagine mostra una statua di una divinità induista Shiva nella tipica posizione della "Danza continua". La figura è in equilibrio su un solo piede ed ha 4 braccia. E' circondata da una corona di fiammelle che la racchiudono in una sorta di guscio

Gli Yoga Sutra sono uno dei testi fondamentali dello yoga, forse il più conosciuto e discusso. I Sutra sono dei brevi aforismi di difficile interpretazione. Negli Yoga Sutra questi aforismi descrivono la pratica dello yoga come via per il Samadhi, l’illuminazione, la libertà. L’autore degli Yoga Sutra, Patanjali, è avvolto nel mistero. La parola Patanjali è formata da due parole Anjali che significa “offerta e benedizione” e Pata che significa “caduto dall’alto”. Il primo dei quattro capitoli, pada, degli Yoga Sutra è il Samadhi Pada composto da 51 aforismi che descrivono l’attività mentale e come trasformarla per accedere ad una percezione della realtà che vada oltre l’illusione. Gli Yoga Sutra conducono l’allievo a indagare il mistero dell’inconscio inteso come energia e possibilità latenti.

Questo é un breve cammino suddiviso in più appuntamenti per illustrare umilmente gli Yoga Sutra di Patanjali prendendo a riferimento il testo di Swuami Vivekananda. Vivekananda, servitore di Bharati Mata, la Madre India, è stato il primo ad introdurre lo Yoga in Occidente. Questo breve dialogo sugli Yoga Sutra é un ringraziamento per la terra dello yoga, l’India. L’interpretazione sarà intuitiva così come mi é stato dato di comprendere questo testo attraverso la pratica dello yoga.

Nei primi due aforismi trattati nel primo appuntamento é enunciata la natura dello yoga, “lo yoga è ora”. L’attenzione mentale viene distolta dal momento presente dalle vritti, le fluttuazioni della mente che si muovono nel passato e nel futuro. Lo yoga è l’arresto di queste fluttuazioni. Quando lo yogi, il praticante di yoga, è nello yoga egli trova stabilità in se stesso:

3) tada drashtuh svaroope avasthanam
Allora (nel momento della concentrazione) il testimone rimane stabile in se stesso.

La stabilità che nasce dalla pratica yoga é una condizione di soddisfazione dei sensi. I sensi intensamente attivati dalla pratica yoga calano lo yogi in una profonda esperienza della realtà. Lo stato interno dello yogi è stabile. Neppure un pensiero del passato o una preoccupazione del futuro può turbare la quiete dello yogi che risiede nella verità del momento presente. Solo quando la mente è chiara come un’acqua limpida che non sia mossa da onde, si può osservare la propria vera natura.

4) vritti saroopyam itaratra
Le altre volte  (in assenza di concentrazione) il testimone si identifica con le fluttuazioni della mente.

Quando la mente non é concentrata nel qui e ora, grazie alla pratica dello yoga, questa fluttua fra desideri, preoccupazioni, doveri, sogni e impegni. Lo yogi, il testimone della sua stessa esperienza, stabile nel momento presente é cosciente della sua presenza nel mondo. Quando la mente fluttua e non é concentrata, l’uomo si perde nel vagare veloce della mente e allora i desideri, i doveri, i sogni, le preoccupazioni e gli impegni possono illuderlo di essere chi non é. Basta un piccolo evento per far essere un uomo colui che non è. Basta un insulto per portare tristezza. Queste sono le identificazioni. Un insulto può far pensare di non essere graditi e quindi può portare tristezza. Per esempio, in questo caso  un uomo  potrebbe essere identificato con l’idea che un’offesa sia una cosa grave, e quindi rappresentare l’immagine di un uomo offeso.

Bibliografia
* Patanjali Yoga Sutra, Swami Vivekananda
* Il libro del Samadhi. Gli Yoga Sutra di Patanjali, Volume Primo, Paolo Proietti

FLAMINIA RIPANI 3 Articoli
Nata a Roma, laurea in Economia e Scienze Sociali all'Università Bocconi, Milano, Master in Economia Politica a Sydney. Blogger e content writer appassionata di storie. Attiva nella produzione biologica, insegnante di yoga che pratica dall’adolescenza, votata a creare uno spazio dove esplorare le proprie sensibilità.