No, un vaccino contro il Covid-19 ancora non c’è

Come da manuale fake news, una foto ha fatto il giro di Facebook creando grande scompiglio. Mostrava una fiala etichettata come “Vaccino Coronavirus”, e una siringa sullo sfondo. Sotto la foto, una frase in lingua cingalese comunica che Israele è riuscito a sviluppare un vaccino contro il Covid-19. Il sito AFP Fact Check ha investigato, seguendo la pista di quel post che non era per nulla vero.

Il fatto che la scritta sia nella lingua dello Sri Lanka, e non in ebraico, avrebbe dovuto far scattare un campanello d’allarme anche tra le persone comuni. Non sarebbe stato più plausibile far partire lo scoop da Israele, e quindi in israeliano, anziché dallo Sri Lanka? Ecco la lezione per il grande pubblico: non credete ai post di Facebook se non sono stati pubblicati da una testata giornalistica.

Quali sono le ultime notizie riguardo un possibile vaccino al virus Covid-19?

Secondo quanto riportato da Industry Global News24, in tutto il mondo ci sono almeno 35 differenti laboratori che stanno correndo contro il tempo per sviluppare un vaccino. Uno di essi è in Istraele. Si trata del MIGAL Galilee Research che avrebbe un vaccino sperimentale pronto per essere testato. Due laboratori americani, Moderna Therapeutics e Greffex, dispongono di due vaccini sperimentali pronti per essere testati sull’uomo. A quanto pare, in Cina ci sono 5 vaccini in via di sviluppo.

Per alcuni, il tutto sembra piuttosto rapido, considerando che il coronavirus Covid-19 è  noto da appena cinque mesi. In ogni caso, il comune denominatore di queste ricerche è che le tecniche di manipolazione genetica sono diventate più efficienti e permettono di completare i passaggi nella ricerca e nello sviluppo in laboratorio in tempi più rapidi rispetto a quelli noti. Il MIGAL Galilee stava già sviluppando il vaccino per un tipo di coronavirus che infetta il pollame. E pare si possa “semplicemente” modificare questo vaccino per attaccare il Covid-19.

Greffex, avendo già messo a punto il vaccino contro la MERS (Sindrome respiratoria medio-orientale), ce la sta mettendo tutta per sviluppare velocemente un vaccino contro la nuova epidemia. Moderna, staccandosi dalla prassi seguita per i normali vaccini, che sono versioni più deboli o inattive del virus bersaglio, ha creato brevi sequenze di mRNA. Esse, proprio come fanno i virus, programmano le nostre cellule per produrre proteine in grado di bloccare fisicamente il virus stesso.

Tutti vaccini promettenti, e sicuramente motivo di grande eccitazione. In ogni caso, c’ è da sperare molto che possano essere disponibili entro quest’anno, anche se non è cosa facile.

I vaccini neosviluppati necessitano di test estesi e accurati, in situazioni diverse, in laboratorio e dal vivo, prima che possano essere dichiarati sicuri. Questi test di sicurezza sono eseguiti in modo estremamente scrupoloso, per essere considerati sicuri e non dannosi. Se si dovessero produrre inconvenienti di questo tipo il vaccino sarebbe immediatamente bloccato e partirebbero da zero nuove ricerche. Occorre tempo per questi test, almeno un anno. Possono sembrare molto promettenti sulla carta, ma testarli nella vita reale richiede estrema delicatezza.

Forse, i vaccini cinesi potrebbero essere utilizzati un po’ prima, magari per il prossimo aprile, secondo quanto riporta il South China Morning Post. In ogni caso, sarebbero usati per casi veramente critici e non in modo diffuso. Prima della distribuzione a largo raggio, è necessario fare i test di sicurezza.
Che forse i cinesi immetteranno i propri vaccini sul mercato internazionale e si uniranno, in questa gara, al la America Economic-Pharmaceutical? È presto per dirlo.

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Microbiologico, consulente, cofondatore e responsabile Ricerca e Sviluppo di House of Probiotics, scienziato, sviluppatore di prodotti, ad esempio nel campo agricolo e alimentare. In Italia dal 2018 provenendo dal Sud Africa dove è nato e ha conseguito la laurea magistrale in Microbiologia e Biotecnologia.