Afghanistan: a warning for the EU – monito e opportunità per l’UE

Bandiera dell'EU su un castello medievale spagnolo

The days after World War II with the neutralization of Europe and the protective umbrella of NATO seems to have numbered days. The abandonment of Afghanistan is a warning to the European Union. In the new multipolar chessboard, the UE will have to assume its military responsibilities taking into consideration its planetary importance on the economic level.

The US is no longer the world’s policeman

The first thing that needs to be said is that the US planetary stabilizing role probably ceases to exist. First Trump and now Biden has expressed the dull hostility of the American people to play the thankless role of the world’s policeman. It had already been talked about in 1989, when the USSR ceased to exist, putting an end to the Cold War. However, it was then opted for an enlargement of NATO in order to lighten the burden carried by the US for decades. This strategy did not work, and it seems that the time has come for a change.

We need to create a European army that protects EU interests

It is clear that the strongest European states should give themselves the opportunity to no longer depend on American aid in times of crisis. But it is not easy. The project for a European army had been under consideration since the 1950s, ie the EDC (European Defense Community). Despite this, nothing had been done in the following seventy years due to the veto imposed by France in 1953. In recent years, a lot of progress has been made following American requests, and in order to face situations of instability in the Mediterranean and the increasing Russian aggression.

The pros and cons of a European military presence in the world

The advantages of integrating the European armed forces would be obvious: unnecessary duplication of structures and armed forces would be avoided; information from the various intelligence agencies would be shared; the weight of research and technological modernization of the war apparatus would be shared, etc. It would still cost a lot, at least 2% of GDP, but it would give strength to the EU as the euro did from an economic point of view.

The weight of the past and divergent interests

Technologically, the EU is certainly equipped to proceed along the path of “rearmament”, but is it also psychologically so? Seventy years of intra-European pacifism has reigned to this day as a sovereign ideology in continental public opinion. Despite this, it seems that the absolute majority of Europeans are in favor of the project.

However, there is also the problem of NATO: are we sure that European interests always correspond to those of the Alliance? Turkey, for example, hosts NATO bases but is openly hostile to Greece for various reasons (Cyprus, maritime resources, etc). Middle Eastern oil is tempting to Italy, France, and others: will it be possible to reconcile national interests with those of Brussels?

Europe is no longer at the center of world equilibrium

What is certain is that the growing Chinese (or Russian – Chinese) and Indian power is forcing the US to shift much of its war potential to the seething waters of the Taiwan Strait, closely followed by the United Kingdom. In fact, it is in that chessboard that a very tough game could be played with Beijing. In this case, Europe should go alone and be able to defend its interests without the help of the US. The time available is not much and the general rehearsals of an upcoming conflict have begun some time ago.


L’Afghanistan: monito e opportunità per l’UE

Il secondo dopoguerra con la neutralizzazione dell’Europa e l’ombrello protettivo della Nato sembra avere i giorni contati. L’abbandono dell’Afghanistan è un ammonimento per l’Unione Europea. Nel nuovo scacchiere multipolare la Ue dovrà assumersi le sue responsabilità militari proporzionate alla sua rilevanza planetaria sul piano economico.

Gli Usa non sono più i carabinieri del mondo

La prima cosa che occorre dire è che il ruolo stabilizzatore  planetario degli Usa probabilmente cessa di esistere. Prima Trump e ora Biden esprimono l’ostilità del popolo americano a svolgere l’ingrato ruolo di gendarme armato del mondo. Se ne era già parlato nel 1989, quando l’URSS cessò di esistere, ponendo fine alla guerra fredda. Ma si era poi optato per un allargamento della Nato che alleggerisse il peso sopportato per decenni dagli Usa. Tale strategia non ha funzionato e sembra arrivata l’ora di una svolta.

Bisogna creare un esercito europeo che tuteli gli interessi Ue

È evidente che toccherebbe agli Stati europei darsi la possibilità di non dipendere più dall’aiuto americano nei momenti di crisi. Ma non è semplice. Il progetto di un esercito europeo esisteva già dagli anni Cinquanta, cioè il CEO (Comunità Europea di Difesa). Ma non se ne era fatto nulla nei successivi settanta anni per il veto posto dalla Francia nel 1953. Negli ultimi anni, a seguito delle sollecitazioni americane, in presenza di situazioni di instabilità nel Mediterraneo e di fronte alla crescente aggressività russa, sono stati fatti molti passi avanti.

I pro e i contro di una presenza militare europea nel mondo

I vantaggi di un’integrazione delle forze armate europee avrebbe evidenti vantaggi. Si eviterebbero inutili duplicazioni di strutture e corpi armati, si metterebbero in comune le informazioni delle varie intelligence, si ripartirebbe il peso della ricerca e della modernizzazione tecnologica dell’apparato bellico, etc. Costerebbe comunque molto, almeno il 2% del Pil, ma darebbe forza all’Unione come fece l’euro sotto il profilo economico.

Il peso della storia passata e gli interessi divergenti

L’Unione, tecnologicamente, è certamente attrezzata per procedere sulla strada del «riarmo», ma lo è anche psicologicamente ? Il settantennale pacifismo intraeuropeo ha regnato fino ad oggi come un’ideologia sovrana nell’opinione pubblica continentale. Malgrado ciò sembra che la maggioranza assoluta degli europei sia favorevole al progetto.

Ma c’è  anche il problema della Nato: siamo sicuri che gli interessi europei corrispondano sempre a quelli dell’Alleanza? La Turchia, ad esempio, ospita basi Nato ma è dichiaratamente ostile alla Grecia per varie ragioni (Cipro, risorse marittime, etc). Il petrolio mediorientale fa gola a Italia, Francia e altri: sarà possibile conciliare gli interessi nazionali  con quelli di Bruxelles ? 

L’Europa non è più al centro degli equilibri mondiali

Quello che è certo, è che la crescente potenza cinese (o russo – cinese) e indiana costringe gli Usa a spostare buona parte del suo potenziale bellico nelle acque ribollenti dello stretto di Taiwan, seguit0 a ruota dal Regno Unito. Ed è in quello scacchiere che potrebbe giocarsi una partita molto dura con Pechino. In questo caso l’Europa dovrebbe fare da sé, ed essere in grado di difendere i suoi interessi senza l’aiuto degli Usa. Il tempo a disposizione non è molto, e le prove generali di un conflitto prossimo venturo sono iniziate da tempo.

 

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http://Afghanistan, the military American protectorate – il protettorato militare Usa

GIOVANNI CARUSELLI 113 Articoli
Collaboratore di case editrici italiane (Einaudi, Rizzoli, Vallardi, Diakronia, etc.) per testi di storia e filosofia. Autore di saggi, "Il Pci da Gramsci a Occhetto", "Cento anni di storia lombarda" (con altri), "La memoria e le notizie" (con altri).