Since She

Due ballerini contemporanei, maschio e femmina, esibendosi sul palco; uno sfondo autunnale dietro di loro; la ballerina espressionista in equilibrio sulle sue mani con a piedi disteso sul maschio; il maschio sdraiato sulla schiena con i piedi che punta emotivamente verso la femmina.
Faun by Sidi Larbi Cherkaoul. Photo Credit: Toto Ferrer

L’eredità dei maestri è meravigliosa e terribile. Delicata, fragile, e pesante da portare per chi si trova a succedere ai giganti. Tra questi, alla fine del secolo scorso, certamente Pina Bausch ha avuto un posto di primissimo piano. Dopo la sua scomparsa, nel 2009, il Wuppertal Tanztheater, la compagnia-famiglia con cui la coreo-regista polacco-tedesca ha vissuto una lunga stagione di grandi creazioni dal 1973 alla scomparsa ha dovuto gestire il lutto.

Che fare? Chi scegliere per guidare la transizione da compagnia-alter ego, tutt’uno con la direttrice-autrice onnipresente per decenni tra prove e palcoscenico, a compagine di repertorio, che ne conserva i tesori, ma che resta anche aperta a nuove proposte?

Oggi tocca a Bettina Wagner-Bergelt gestire l’arduo incarico, mentre è stata allontanata la precedente responsabile, Adolphe Binder, che era succeduta a due veterani del gruppo, Dominique Mercy e Lutz Förster.

Uomo nudo piegando la gamba destra stringe tra genitale e caviglia la testa di una donna e tira i suoi capelli verso il soffittoNel 2018, proprio la Binder aveva commissionato due attese novità in omaggio all’universo di Pina Bausch e dei suoi interpreti, Bon voyage, Bob del norvegese Alan Lucien Øyen, che ha puntato sugli anziani del gruppo, e Since She di Dimitris Papaioannou, artista greco sulla cresta dell’onda che si dice “figlio di Pina Bausch e di Bob Wilson” e che ha scelto i giovani. Due riuscite. Øyen ha attraversato il pianeta Bausch con affetto e con danze cariche di emozione tra pareti rotanti di stanze chiuse, un finto cavallo, una parete-lavagna e le eterne sigarette della vita e di tante pièce della Bausch. Papaioannou, rimarcando il rispetto per Pina-artista onesta e sincera, che non deve diventare marchio commerciale, ha firmato con Since She (visto in Italia al festival Armonie d’Arte) un album di immagini bellissime, tratte dai topos di Pina, le sedie, i tavoli, gli abiti da sera, i capelli lunghi, le giacche e i pantaloni degli uomini, disegnando un ritratto di lei e delle sue fantasie su fondo nero e in vesti nere, e riservando il colore ai mandarini e al basilico.

Tra le tante azioni quotidiane, come cucinare o piantare alberi o navigare su una zattera, trasformate in qualcosa di mitico o di enigmatico-ironico, Dimitris Papaioannou ha inserito la scultura e la pittura, “la bellezza”-dice, dal Perseo e la Gorgona di Cellini ai Preraffaelliti alle Madonne barocche agli ori bizantini all’Adamo ed Eva di Cranach ai nudi maschili greco-romani a un San Sebastiano alla collona, in vesti femminili. La musica, una colonna sonora al modo Bausch, mescola Verdi, Wagner, Bach, Kaciaturian, Mahler, Prokofiev a Tom Waits al pop-folk mediterraneo. Dimitris è andato in visita a Pina portando i suoi doni di magistrale “iconografo”.

Intanto il repertorio Bausch, protetto da una fondazione capeggiata dal figlio Salomon, www.pinabausch.org , vive e respira nei riallestimenti, da Nelken, il famoso pezzo dei garofani rosa, a Tel Aviv e Charleroi, a Blaubart, con il magnetofono e le foglie secche, a Seven Deadly Sins a Palermo Palermo a Los Angeles  e Vollmond, a Wuppertal, l’anno prossimo.