Siderurgia, sostenibilità arte formazione

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Storicamente l’Italia è tra i primi Paesi al mondo ad introdurre la lavorazione dell’acciaio, una lega tra ferro e carbonio, che è un elemento fondamentale soprattutto nel campo dell’edilizia (si pensi alle fondamenta di case, ponti, fabbriche) ma con una serie di varietà di impieghi che ne fa uno dei metalli più importanti mai prodotti, che ha accompagnato lo sviluppo delle tecnologie grazie alla sua enorme resistenza (alla temperatura, agli agenti atmosferici, alla pressione) ma anche alla sua flessibilità che si può definire quasi “plastica”, che permette di deformarlo e modellarlo nelle forme più varie senza arrivare al punto di rottura.

Gli albori

In Italia una prima lavorazione di acciaio rudimentale si deve alla Repubblica di Genova dove, nel tardo medioevo, sono state inventate le c.d. “ferriere”, che poi sono diventate, legittimamente, le “ferriere genovesi”: si trattava di modelli rudimentali di altoforno che bruciavano insieme, sviluppando una temperatura di oltre 1300 gradi, ferro e legna (per arrivare al carbonio) costituendo un “blumo” che maestranze avrebbero lavorato, grazie anche al supporto di altrettanto rudimentali impianti idraulici, ricavandone una sorta di spugna di metallo adattabile ad ogni tipo di utilizzo (edilizia, fabbricazione di armi, carri). Le ferriere liguri hanno fatto scuola in tutto il mondo, le più famose sono quelle di Sassello, oggi in provincia di Savona, i cui maestri “ferrieri” sono stati immortalati, dal pittore Paolo Gerolamo Brusco, addirittura in un grande affresco nell’abside della chiesa locale, Santissima Trinità, come modelli “umani” dei 12 apostoli. A sottolinearne il valore.

Il boom economico

Col tempo, grazie a forni di costruzione tedesca (i famigerati Martin-Siemens) l’industria siderurgica italiana si è sviluppata guidando la crescita economica del Paese, le cui attività produttive a fine Ottocento si concentravano soprattutto sull’industria tessile. L’espansione è stata enorme e l’Italia è diventato uno dei primi 10 produttori mondiali di acciaio, soprattutto nel Secondo Dopoguerra, grazie a campioni nazionali del calibro di Falck, Dalmine, Terni, Breda, Siac, Redaelli, Ilva, Pittini. Quella dell’ILVA di Taranto, nata nel 1961, è l’acciaieria più grande d’Europa e da sola rappresenta il 20% dell’acciaio prodotto in Italia (a sua volta, dopo la Germania, prima produttrice in Europa).

La concorrenza sleale

Sulla siderurgia italiana si parla spesso a proposito, ma si tratta di una delle più importanti industrie che abbiamo e che è molto lontana dall’idea di fumo e grigio che certi media vogliono veicolare, prendendo come spunto situazioni critiche che vanno affrontate con buon senso, senza fare inutili generalizzazioni. Ricordiamoci che si tratta di un settore con oltre 30mila addetti che produce circa 25 milioni di tonnellate ogni anno, consolidando la posizione italiana nella top-ten mondiale nonostante il problema internazionale della concorrenza sleale (il dumping, specie cinese) o situazioni critiche, come appunto l’ILVA.

Un’industria sempre più green con un occhio all’arte

Come si evince dal Rapporto Annuale Sostenibilità di Federacciai, infatti, le aziende dell’acciaio in Italia sviluppano numerosissimi progetti di innovazione di processo che fanno in modo che le nostre fonderie diventino sempre più green, accompagnate da un primato italiano, quell’ dell’uso del gas in questo tipo di industria, che è in generale da valorizzare per raggiungere il fondamentale obiettivo di decarbonizzazione del Paese.

 

L’importanza della formazione

Tanti giovani possono trovare utile una formazione che porta a lavorare in questo settore (dove è forte la domanda di competenze), formazione che le stesse imprese dell’acciaio organizzano con proprie academy ad esempio la “Management 4 Steel” tra Brescia e Verona organizzata dai gruppi Aso, Duferco, Feralpi, Pittini. Ma ci sono anche aspetti molto curiosi: come ad esempio la storia di Agroittica Lombarda, nel bresciano, azienda leader mondiale nella produzione di caviale nata grazie alle contigue acciaierie Feralpi grazie all’intuizione negli anni 70 di sfruttare l’enorme calore residuo nella produzione delle Acciaierie di Calvisano (con enormi vasconi di raffredamento) per produrre le pregiate “perle nere”.

I musei siderurgici

Il saper fare l’acciaio è poi considerata una vera e propria arte italiana, per quanto di nicchia, ed è legittimamente “esposta” come tale in molti musei (il MUSIL di Brescia, il MAGMA di Follonica, l’Ecomuseo delle fonderie in Calabria).

È una realtà che va incontrata perché più variegata e affascinante di quello che sembra. Ce n’è per tutti i gusti dunque: storia, sostenibilità, innovazione, arte. L’industria italiana della siderurgia è una delle più importanti e creative al mondo e, nonostante la crisi prima e dopo il Covid, ha dimostrato di sapersi piegare, ma di non spezzarsi mai.

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