James Tissot, la sua retrospettiva al Musée d’Orsay

Ritratto dal volto in su di un uomo con capelli scuri e baffi. L'uomo punta lo sguardo verso lo spettatore e sostiene la fronte con la mano sinistra
James Tissot, Autoritratto (1865), Crediti Wikipedia

Jacques-Joseph Tissot (1836-1902), che si chiamerà James, è un caso veramente curioso nel mondo dell’arte francese della seconda metà del novecento. Non si può dire che fu un accademico (anche se ha avuto Louis Lamothe ed Hyppolite Flandrin come professori), ma non ha mai fatto parte delle correnti più innovatrici. Questa definizione è stata negativa per una sua rivalutazione postmortem.  

Prima di tutto, due parole sulla sua infanzia e la sua formazione. Figlio d’un commerciante di tessuti e d’una modista, entrambi molto devoti, è nato a Nantes. Ha fatto i suoi studi dai jesuiti, prima nelle Fiandre, poi a Vannes, in Bretagna. Rivela abbastanza presto un dono per il disegno. Diventa allora amico dello scrittore Auguste Villiers de L’Isle-Adam.     

Si trasferisce a Parigi nel 1856 e comincia i suoi studi all’Accademia di Belle Arti. Comincia a guardare aldilà dell’istituzione, che non favoriva la creazione e ancora di meno le nuove scuole pittoriche recenti (dall’Ecole de Barbizion all’impressionismo). Diventa amico di Edgard Degas e dell’americano James Abbot McNeil Whistler, entrambi pronti a concepire un altro modo di fare pittura. 

Nel 1857 fa un viaggio in Belgio, dove incontra il pittore Henri Levy che ha una grande influenza su di lui, poi si sposta in Germania e in Svizzera. 

Espone per la prima volta al Salon del 1859 con tre ritratti di donne e tre scene medioevali tratte dal Faust di Goethe, argomento amato dai romantici, sopratutto da Delacroix. Incoraggiato dal fatto che la sua opera viene apprezzata, si specializza in un primo tempo in ritratti femminili. Rivela originalità nel trattare i modelli con una notevole finezza d’espressione, ma anche con la sua capacità di giocare felicemente con le forme e i colori dei vestiti eleganti della moda del tempo. Nel Salon del 1859 presenta cinque opere, due di carattere religioso. La sua Promenade sur la neige è comprata da un ricco finanziere.      

E’ tra i primi artisti ad essere influenzato dall’arte giapponese. Ma non alla maniera di Vincent Van Gogh. Per lui era un modo di tradurre lo spazio, rendendolo soggetto. Nel 1962 la sua Giapponese al Bagno fa scalpore. Per molto tempo, insiste in questa tematica con un certo successo. Lo stesso anno, fa un primo soggiorno a Londra. Nel 1964 espone alla Mostra annuale della Royal Academy, è presente all’esposizione ufficiale e della Society of British Artists. Poco dopo inizia a fare delle caricature per la rivista Vanity Fair con lo pseudonimo di Coïdé. 

É presente con due tele all’Esposizione Universale di Parigi.

Quando, nel 1870, scoppia la guerra tra la Francia e la Prussia, combatte tra i Tirailleurs de la Seine per la difesa di Parigi. Dopo la disfatta, lascia la capitale ormai alla prese con la guerra civile, e si stabilisce a Londra, in una grande e bella villa nel quartiere di Saint John’s Wood. Non fa difficoltà a trovare collezionisti. Il vecchio e potente John Ruskin è quasi l’unico critico d’arte a considerare i suoi quadri come «delle semplici fotografie a colori». 

I suoi rapporti con il mondo dell’impressionismo sono ancora molto stretti, malgrado la netta differenza stilistica. Riceve Berthe Morisot a casa nel 1874 e, lo stesso anno, si reca a Venezia con Edouard Manet

Rifiuta di partecipare alla prima mostra degli artistes indépendants presso Nadar. Un anno dopo, decide di vivere con una giovane irlandese divorziata, Kathleen Kekky, che gli farà spesso da modella. La loro relazione sarà felice e forte (quando lei morirà di tubercolosi nel 1882, Tissot lascia Londra per sempre). La buona società inglese lo ammira, e la sua pittura non cessa mai di piacere a questo mondo esclusivo. Nel 1880 è uno dei fondatori della Royal Society of Painter-Etchers, continua ad essere presente in Francia e fa vedere diversi quadri al Salon e ad altri eventi artistici.

Quando rientra a Parigi, la sua notorietà è immutata. Nel 1883 espone i suoi ritratti al Palais de l’Industrie. Nell’85 la galerie Sedelmeyer gli propone di presentare una selezione di opere: Quinze tableaux sur la femme à Paris. Tre anni dopo, dipinge la chiesa di Saint-Sulpice. Ciò provoca in lui un ritorno alla religione. Dal 1886, inizia ad illustrare la Bibbia. Viaggia in Oriente varie volte fino al 1896 per trarre la sua ispirazione. Dei quadri di questa serie si trovano oggi al Jewish Museum di New York. 

Fino alla sua morte, nel 1902, non gli mancherà mai il favore del pubblico. E poi tutto cambia. Ma questa stupenda restrospettiva parigina al Musée d’Orsay (fino a metà settembre) e il catalogo che l’accompagna è di una studiatissima qualità espressiva. Molte riproduzioni offrono agli estimatori la gioia di contemplare la sua arte, nella sua piena raffinatezza. Un bel mondo che svanirà con la guerra, proprio nel modo descritto da Marcel Proust in A la recherche du temps perdu. Tema a cui è interessato, come dice il suo dipinto Le Cercle de la rue Royale.

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