Gli Squallor, recensione anni settanta.

squallor

C’è stato un tempo in cui un onda di disordinata liberta’ faceva tremare i palazzi benpensanti della borghesia italiana. E ad animarla erano personaggi tutt’altro che apocalittici, invero piuttosto integrati.
Daniele PaceTotò SavioGiancarlo Bigazzi (principale paroliere del gruppo), Alfredo Cerruti (la “voce narrante”) ed Elio Gariboldi,
Praticavano il piacere di una goliardia alla “amici miei” tradotta in 14 album dal ’73 al ’94.
La parola demenziale e’ decisamente riduttiva per descrivere lo spontaneismo degli Squallor.

Nelle loro composizioni si respira il periodo storico e le influenze musicali dell’italia anni ’70. Un uso spregiudicato delle parole ed una competenza musicale di primo livello sono il loro marchio.

Giunsero loro apprezzamenti imprevedibili e record di vendite senza nemmeno il supporto pubblicitario.
Ispiratori di Skiantos, Elio e ele storie tese e motli altri.
Un caso quasi unico nel panorama italiano. Una specie di ibrido tra  Punk e neomelodico.

Titoli come Palle, Vacca e Tromba. Lunghi monologhi disordinati e musiche di sottofondo.

La verità è che c’è “qualcosa di rivoluzionario nel fregarsene della censura”.

In questi tempi di politicamente corretto non riusciremmo neanche più ad immaginare una sera a cena con gli squallor.
Quelle cene che non avevano freni. Di fronte ad un bicchiere di vino vigeva la vocazione a demolire ogni  luogo comune. Rivelare il vuoto dietro le canzonette preconfezionate che andavano in voga e che davano lo stipendio ai membri che lavoravano nell’industria discografica a diverso titolo.

Epoca anche di radio libere, di voglia di affermare una discontinuità con la vecchiezza della rai. Una rai ingessata e bacchettona che cacciava i comici per una battuta di satira. Anni di piombo a cui reagire deviando dalla realtà per sopravvivere.

Sembravano frutto dell’unione di “Frank Zappa e Orietta Berti” si dice nel documentario dedicato a loro e trovabile su youtube.

Delle alcoliche esternazioni improvvisate senza freni che hanno fatto la storia della musica italiana e che sarebbero improponibili in altri contesti storici, per questo sono stati lo spirito del tempo.

vedi anche
https://www.youtube.com/watch?v=um-7X86IGBo

FABIO FOLLA 97 Articoli
Illustratore, grafico, storyteller, sperimentatore del web, docente di Storia dell’Arte e Disegno, insegna inoltre alla Scuola di Arti applicate del Castello Sforzesco di Milano e tiene un corso di Computer Game all’Accademia di Brera. Ha esposto in varie collettive.