Diciannovesima

Da dove siamo niente si può scorgere

né dare alimento con sussurri , aliti e soffi

agli aerei sensi.

 

Di volta in volta guardiamo

senza occhi l’invisibile

che l’essere   solo a noi rivela

mentre i viventi volgono i loro sguardi altrove

su ombre, schermi che rigurgitano terra e cielo.

 

La parola rimane senza suono

E l’eterno si ritrae

e prova un respiro.

 

Da dove siamo

non ci è dato ascoltare

né ritmi saltellanti

né il ronzio di alveari fecondi di miele

né il tenace sibilo del vento

né l’onda che si riversa in spiagge

dove l’ente vacillante viene meno

né abbiamo da scontare debiti

all’inusitata ingiustizia dei viventi

né la bellezza riempie gli spazi vuoti

 

Si scorge solo il niente che conosce

la voce delle antiche parole

e sa di gocce d’ardesia

che un tempo scendevano

copiose sul mondo

 

I vivi distanti proteggono

i lor pur fragili luoghi

senza sapere che bisogna

che l’essere manchi

che il nulla sia sulle cose

solo così ciò che va detto si mostra

nell’arcano divenire del mondo.

 

Da dove siamo si può solo ascoltare

il fruscio che le rose accese lasciano

quando il balenio del tempo le mostra

consumarsi e spegnersi senza rancore.